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Julian Assange

Wikileaks merita protezione, non minacce

  • 7 dicembre 2010
  • 15.48

di Julian Assange

Scriveva nel 1958 un giovane Rupert Murdoch, allora proprietario ed editore del quotidiano australiano The News: “Nella gara tra segretezza e verità, vincerà sempre la verità”.

Forse questa osservazione rispecchiava la denuncia fatta a suo tempo da suo padre, Keith Murdoch, il quale rivelò che le truppe australiane erano inutilmente sacrificate sulle spiagge di Gallipoli da ufficiali britannici incompetenti. E infatti i britannici cercarono di metterlo a tacere. Ma Keith Murdoch non si fece imbavagliare e così, grazie ai suoi sforzi, si mise fine alla disastrosa campagna di Gallipoli.

A quasi un secolo di distanza da quegli eventi, anche Wikileaks pubblica coraggiosamente notizie che devono essere divulgate.  

Custodi della verità
Sono cresciuto in una cittadina di campagna del Queensland, in Australia, dove la gente era abituata a parlare fuori dai denti. Erano persone diffidenti nei confronti di un governo elefantiaco perché erano convinte che rischiasse di cadere preda della corruzione se non lo si teneva d’occhio. I giorni bui della corruzione nell’amministrazione del Queensland, prima dell’inchiesta Fitzgerald (tra il 1987 e il 1989), dimostrano che cosa succede quando i politici imbavagliano la stampa impedendole di dire la verità.  

Quel ricordo mi è rimasto dentro, e Wikileaks è stato creato proprio sulla base di quei valori fondamentali. Il progetto iniziale, concepito in Australia, era di usare in modi nuovi internet per raccontare la verità.

Di fatto, Wikileaks ha dato vita a un nuovo tipo di giornalismo, il giornalismo scientifico. Noi lavoriamo con altri organi d’informazione per dare le notizie ma anche per dimostrare che sono vere. Il giornalismo scientifico consente di leggere una notizia d’attualità e poi andare in rete e vedere, con un clic, il documento originale su cui si basa. In questo modo si può giudicare da soli: questa notizia è vera? Il giornalista l’ha riferita con esattezza?

Le società democratiche hanno bisogno di mezzi d’informazione forti, e Wikileaks è uno di questi. Essi contribuiscono a far sì che i governi rimangano onesti. Wikileaks ha rivelato alcune scomode verità sulle guerre in Iraq e in Afghanistan e ha divulgato per primo le notizie sulla corruzione delle grandi multinazionali.  

Esistono guerre giuste
C’è chi ha detto che io sono contro la guerra. Per la cronaca, non è così. A volte le nazioni devono andare in guerra, e di guerre giuste ce ne sono. Ma niente è più sbagliato di un governo che mente ai suoi cittadini su quelle guerre e poi chiede agli stessi cittadini di rischiare la propria vita e le proprie tasse per quelle menzogne. Se una guerra è giustificata, allora che si dica la verità, e i cittadini decideranno se appoggiarla.

Se avete letto parte dei resoconti sulle guerre in Iraq o in Afghanistan, qualche dispaccio delle ambasciate Usa o qualcuno degli articoli sulle rivelazioni fatte da Wikileaks, pensate quanto è importante per tutti i mezzi d’informazione poter riferire liberamente di queste vicende.  

Wikileaks non è stato l’unico a pubblicare i dispacci delle ambasciate statunitensi nel mondo. Alcune testate, tra cui il britannico Guardian, il New York Times, lo spagnolo El País e il tedesco Der Spiegel, hanno reso di pubblico dominio gli stessi cablogrammi con alcune parti “revisionate”.  

Eppure è stato Wikileaks, in quanto coordinatore di questi altri gruppi, il bersaglio degli attacchi e delle accuse più violente da parte del governo statunitense e dei suoi accoliti. Io sono stato accusato di tradimento benché sia cittadino australiano e non statunitense. Negli Stati Uniti sono stati lanciati decine di appelli affinché venissi “eliminato” dalle forze speciali. Sarah Palin dice che bisognerebbe darmi “la caccia come a Osama bin Laden”, il senato americano ha all’esame un disegno di legge volto a dichiararmi “una minaccia internazionale” e a riservarmi il relativo trattamento.

Un consulente dell’ufficio del primo ministro canadese ha parlato alla tv nazionale invocando la mia uccisione. Un blogger americano ha proposto che mio figlio, che ha vent’anni, venga rapito qui in Australia e che gli venga fatto del male al solo scopo di colpire me.

Quanto agli australiani, non hanno di che andare fieri di fronte al modo vergognoso con cui Julia Gillard e il suo governo assecondano simili sentimenti. A quanto pare, il governo australiano ha messo i propri poteri a piena disposizione degli Stati Uniti in vista della possibile revoca del mio passaporto australiano o di iniziative come spiare o molestare i sostenitori di Wikileaks. E il ministro della giustizia sta facendo tutto il possibile per agevolare un’indagine intrapresa dagli Stati Uniti e chiaramente volta a incastrare dei cittadini australiani e consegnarli agli Usa.


Il primo ministro australiano Gillard e il segretario di stato Hillary Clinton non hanno avuto neanche una parola di critica per gli altri mezzi di informazione. Questo perché il Guardian, il New York Times e Der Spiegel sono testate grandi e antiche, mentre WikiLeaks è ancora piccolo e giovane. Noi siamo gli sfavoriti. Il governo Gillard se la prende con noi perché non vuole che venga fuori la la verità, comprese le informazioni sui suoi affari diplomatici e politici.

Cittadino di seconda classe
Il governo australiano ha forse risposto alle numerose minacce di violenza fatte in pubblico nei confronti miei e di altri collaboratori di Wikileaks? Dal premier australiano ci si sarebbe aspettato che prendesse le difese dei suoi cittadini, e invece abbiamo sentito soltanto accuse di illegalità completamente prive di prove. Il premier e in particolar modo il ministro della giustizia dovrebbero svolgere i loro compiti con dignità e tenersi al disopra della mischia. State pur certi che quei due pensano solo a salvarsi la pelle. Ma non ci riusciranno.

Ogni volta che Wikileaks pubblica la verità su abusi commessi da enti del governo americano, i politici australiani intonano insieme al dipartimento di stato Usa una cantilena di chiara falsità: “Metterete a repentaglio vite umane! Comprometterete la sicurezza nazionale! Esporrete a rischi le truppe!”. Poi però dicono che nelle notizie pubblicate da Wikileaks non c’è niente di importante. Non possono essere vere entrambe le cose. Allora, qual è quella giusta?


Nessuna delle due. Wikileaks ha al suo attivo quattro anni di pubblicazioni. Durante questo periodo abbiamo cambiato interi governi ma, per quanto è dato sapere, a nessuno è stato torto un capello. Invece, soltanto negli ultimi mesi, gli Stati Uniti, con la connivenza del governo australiano, hanno ucciso migliaia di persone.


In una lettera indirizzata al congresso, il segretario alla difesa statunitense, Robert Gates, ha ammesso che le rivelazioni sulla guerra in Afghanistan non hanno compromesso nessuna delle importanti fonti o dei delicati metodi dell’intelligence. Il Pentagono ha riconosciuto che non c’è alcuna prova che le rivelazioni di Wikileaks avessero provocato danni ad alcuno in Afghanistan. I rappresentanti della Nato a Kabul hanno dichiarato alla Cnn di non aver trovato neanche una persona che necessitasse di protezione [a causa delle nostre rivelazioni]. Altrettanto ha detto il dipartimento della difesa australiano. Nulla di ciò che abbiamo reso noto ha danneggiato militari o fonti australiane.

Fatti, non parole
Ma le nostre rivelazioni sono tutt’altro che irrilevanti. I dispacci dei diplomatici americani rendono di pubblico dominio alcuni fatti sorprendenti:

* Gli Stati Uniti hanno chiesto a suo tempo ai loro diplomatici di sottrarre materiale biologico e informazioni a funzionari dell’Onu e a gruppi di difesa dei diritti umani, tra cui dna, impronte digitali, scansioni dell’iride, numeri di carte di credito, password per i collegamenti internet e foto dei documenti d’identità, il che costituisce una violazione dei trattati internazionali. È presumibile che siano presi di mira anche diplomatici australiani presso le Nazioni Unite.
* Re Abdallah dell’Arabia Saudita ha chiesto agli Stati Uniti di attaccare l’Iran.
* Esponenti ufficiali della Giordania e del Bahrein vogliono che il programma nucleare iraniano sia fermato con qualsiasi mezzo a disposizione.
* L’inchiesta britannica sull’Iraq è stata pilotata per proteggere “gli interessi statunitensi”.
* La Svezia fa segretamente parte della Nato e al suo parlamento vengono tenute nascoste le informazioni condivise dall’intelligence Usa.
* Gli Stati Uniti alzano la voce per convincere altri paesi ad accogliere detenuti liberati da Guantanamo. Barack Obama ha acconsentito a incontrare il presidente della Slovenia solo se questa avesse accettato un ex prigioniero. A Kiribati, il nostro vicino nel Pacifico, sono stati offerti milioni di dollari per accogliere degli ex detenuti.


Nella sua storica sentenza sul caso dei Pentagon papers (sulla guerra del Vietnam), la corte suprema degli Stati Uniti ha affermato che “soltanto una stampa libera e non soggetta a condizionamenti può denunciare efficacemente eventuali inganni da parte dell’amministrazione”. La tempesta che si è creata attorno a Wikileaks rafforza oggi l’esigenza di difendere il diritto di tutti i mezzi d’informazione a rivelare la verità.

L’articolo originale sull’Australian. Traduzione di Marina Astrologo.

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