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Giuliano Milani

Insegna storia medievale alla Sapienza Università di Roma. Ha scritto I comuni italiani (Laterza 2009).

È più facile che un cammello…

  • 23 ottobre 2014
  • 15.10

Peter Brown, Per la cruna di un ago
Einaudi, 866 pagine, 36 euro

C’è un paradosso nella storia della cristianità, e riguarda la ricchezza. I vangeli sono molto radicali nel prescrivere ai fedeli di sbarazzarsi dei loro beni, ma da quando il cristianesimo è diventato religione ufficiale dell’impero romano, la chiesa non ha smesso di arricchirsi. Molti studiosi pensano che proprio nel contesto del cristianesimo siano stati elaborati i valori che hanno reso legittimo l’accumulo di denaro, eppure la stessa religione ha sempre dato un’importanza fondamentale ai poveri.

In questo libro il maggiore studioso vivente della tarda antichità, lo storico Peter Brown, cerca di comprendere le radici di un paradosso simile, raccontando cosa successe nei due secoli che vanno dalla prima conversione al cristianesimo di un imperatore, Costantino, allo stabilizzarsi di un grande gruppo di vescovi-amministratori nelle città romane. Descrive con toni vividi la società dell’epoca e poi racconta in quali contesti i padri della chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo) elaborarono le loro teorie in merito al denaro.

Ne emerge una ricostruzione preziosa, che mostra come l’accumulazione della ricchezza da parte della chiesa fu la conseguenza di due eventi: prima, la grande diffusione del cristianesimo che spinse tutti, non solo i ricchi, a donare secondo le proprie forze; poi, la crisi dell’impero in cui quella religione si era diffusa, che rese la chiesa l’istituzione più ricca di tutte.

Internazionale, numero 1073, 17 ottobre 2014

Peter Brown, Per la cruna di un ago
Einaudi, 866 pagine, 36 euro

C’è un paradosso nella storia della cristianità, e riguarda la ricchezza. I vangeli sono molto radicali nel prescrivere ai fedeli di sbarazzarsi dei loro beni, ma da quando il cristianesimo è diventato religione ufficiale dell’impero romano, la chiesa non ha smesso di arricchirsi. Molti studiosi pensano che proprio nel contesto del cristianesimo siano stati elaborati i valori che hanno reso legittimo l’accumulo di denaro, eppure la stessa religione ha sempre dato un’importanza fondamentale ai poveri.

In questo libro il maggiore studioso vivente della tarda antichità, lo storico Peter Brown, cerca di comprendere le radici di un paradosso simile, raccontando cosa successe nei due secoli che vanno dalla prima conversione al cristianesimo di un imperatore, Costantino, allo stabilizzarsi di un grande gruppo di vescovi-amministratori nelle città romane. Descrive con toni vividi la società dell’epoca e poi racconta in quali contesti i padri della chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo) elaborarono le loro teorie in merito al denaro.

Ne emerge una ricostruzione preziosa, che mostra come l’accumulazione della ricchezza da parte della chiesa fu la conseguenza di due eventi: prima, la grande diffusione del cristianesimo che spinse tutti, non solo i ricchi, a donare secondo le proprie forze; poi, la crisi dell’impero in cui quella religione si era diffusa, che rese la chiesa l’istituzione più ricca di tutte.

Internazionale, numero 1073, 17 ottobre 2014

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