Internazionale

giovedì 30 ottobre 2014 aggiornato alle 23.03

Svizzera

Un voto contro gli stipendi milionari

  • 4 marzo 2013
  • 15.58

Thomas Minder (a destra) posa con i promotori del sì al referendum. (Michael Buholzer, Reuters/Contrasto)

Domenica 3 marzo in Svizzera il 67,9 per cento degli elettori ha votato a favore di una legge per bloccare “le remunerazioni abusive” dei manager delle aziende quotate in borsa. L’iniziativa di referendum popolare, lanciata dal parlamentare indipendente Thomas Minder, ha ottenuto un largo consenso tra la popolazione, che in tutti e 26 cantoni ha approvato l’introduzione di un tetto agli stipendi e ai bonus dei top manager di aziende e banche.

La proposta di legge rafforza il potere degli azionisti e impedisce ai manager delle grandi società di stabilire per se stessi dei compensi troppo elevati o indennità milionarie. Da oggi infatti sarà necessario il voto degli azionisti per approvare la remunerazione dei manager. Per Le Monde si tratta di “una piccola rivoluzione” per un paese tradizionalmente fedele ai principi del liberismo economico.

Riferendosi a Minder, il quotidiano svizzero Le Temps scrive che il voto è stato il “trionfo di un indignato”, ma la maggioranza del parlamento “ha la responsabilità di aver rifiutato di firmare una controproposta di legge”. Questa sfida al potere economico dimostra una “perdita di influenza diretta” della politica sull’economia.

Per La Tribune de Genève, l’organizzazione sindacale Economiesuisse, che invitava gli elettori a votare per il no, “è stata screditata da una campagna molto ben dotata di mezzi ma gestita male, una metafora del dirigente superpagato e poco efficiente”.

La bozza di legge riguarda le aziende svizzere quotate in borsa e tra i provvedimenti c’è il limite di un anno per il mandato dei membri dei consigli d’amministrazione. Inoltre vieta i maxi bonus in caso di acquisizioni e vendita di parte del business.

Leggi anche

Commenti

In copertina

Stipendi da fame

Stipendi da fame

Migliaia di lavoratori statunitensi si battono per l’aumento del salario minimo e il diritto di formare un sindacato. Sfidando le multinazionali dei fast food.

Ultime notizie

Ultimi articoli