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Cosa prevede il Jobs act di Renzi

  • 18 marzo 2014
  • 18.41


Matteo Renzi a Berlino, il 17 marzo 2014. (Sean Gallup, Getty Images)

Il 12 marzo il consiglio dei ministri ha approvato la prima parte del Jobs act, la riforma del lavoro illustrata per la prima volta l’8 gennaio da Matteo Renzi. La prima mossa del governo è stata l’approvazione di un decreto legge per il rilancio dell’occupazione.

Ecco cosa prevede il decreto proposto dallo stesso Renzi e dal ministro del lavoro Giuliano Poletti:

  • Viene alzata da 12 a 36 mesi la durata dei contratti a tempo determinato senza causale, cioè quelli per cui non è obbligatorio specificare il motivo dell’assunzione. La forza lavoro assunta con questo tipo di contratto non potrà essere più del 20 per cento del totale degli assunti.
  • I contratti a tempo determinato si potranno rinnovare fino a un massimo di otto volte in tre anni, sempre che ci siano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa.
  • Salta l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro.
  • I contratti di apprendistato avranno meno vincoli. Per esempio per assumere nuovi apprendisti non sarà obbligatorio confermare i precedenti apprendisti alla fine del percorso formativo. La busta paga base degli apprendisti sarà pari al 35 per cento della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento.
  • È prevista inoltre l’abolizione del Durc (Documento unico di regolarità contributiva), il documento sugli obblighi legislativi e contrattuali delle aziende nei confronti di Inps, Inail e Cassa edile. Sarà sostituito da un modulo da compilare su internet.

Il decreto è stato duramente criticato da alcuni sindacati. Soprattutto dalla Cgil e in parte anche dalla Fiom.

Il 12 marzo il consiglio dei ministri ha approvato anche un disegno di legge delega al governo che affronta gli altri temi contenuti nel Jobs act: dagli ammortizzatori sociali ai servizi per il lavoro, dall’introduzione di un sussidio di disoccupazione al salario minimo, dalla riduzione delle forme contrattuali alla tutela per le donne in maternità.

Queste misure avranno tempi di approvazione più lunghi. Il disegno di legge dovrà essere convertito in legge delega dal parlamento e il governo dovrà dare attuazione alla norma in un tempo stabilito dalla legge stessa.

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