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Elezioni

La Germania al voto

  • 20 settembre 2013
  • 18.11


Manifesti elettorali a Berlino, il 19 settembre 2013. (Fabrizio Bensch, Reuters/Contrasto)

Il 22 settembre 61,8 milioni di tedeschi voteranno per il rinnovo del parlamento federale, il Bundestag. I candidati e i temi della campagna elettorale.

Il parlamento tedesco, che ha il potere legislativo, è composto da due camere: il Bundestag, che è la camera più grande, e il Bundesrat, che è la camera dei rappresentanti dei Land (i sedici stati federali tedeschi). A guidare il governo è il cancelliere, eletto dal Bundestag, e le elezioni si tengono ogni quattro anni.

Il sistema seguito per il rinnovo del Bundestag mette insieme due modelli elettorali: uno di tipo maggioritario e uno proporzionale, e per questo è definito un sistema elettorale misto (qui si spiega come funziona il sistema elettorale tedesco).

I candidati.
Angela Merkel, 59 anni, leader della Cdu dal 2000 e cancelliera dal 2005. È stata la prima donna a guidare il paese e il primo capo di governo cresciuto nella Germania Est. Nelle due precedenti legislazioni ha guidato due coalizioni: una große Koalition che teneva insieme destra e sinistra e un’alleanza di centrodestra. Merkel gode di un forte consenso nazionale, soprattutto per il modo in cui ha gestito la crisi finanziaria del 2008 e ha salvaguardato il paese dalla crisi del debito dell’eurozona, ma non è benvista nel resto d’Europa, che la considera la principale sostenitrice delle politiche di austerità. Sembra comunque imbattibile.

Peer Steinbrück, 66 anni, leader dell’Spd, il principale partito di centrosinistra. È stato governatore della Renania settentrionale-Vestfalia, lo stato più popoloso della Germania, dal 2002 al 2005, e poi non è stato riconfermato. Nel primo mandato del governo Merkel è stato ministro delle finanze e con la cancelliera ha guidato il paese nel corso della crisi del 2008. In più di un’occasione è stato criticato per i suoi modi diretti.

Philipp Rösler, 40 anni, leader dei liberali dell’Fdp, partito che fa parte della colazione di governo. È il vice della Merkel e ministro dell’economia. Aveva offerto le sue dimissioni per non essere riuscito a effettuare i tagli alle tasse che aveva promesso, ma è stato riconfermato alla guida dell’Fdp dopo che il partito ha ottenuto un forte e inaspettato risultato alle elezioni in Bassa Sassonia nel gennaio del 2013.

Jürgen Trittin, 59, fa parte dei Verdi dalla loro fondazione, nel 1980. È stato ministro dell’ambiente dal 1998 al 2005 con il governo di Gerhard Schröder, avviando i piani per la chiusura delle centrali nucleari nel paese.

Gregor Gysi, 65 anni, uno dei più importanti ex comunisti del paese. È tra i principali artefici della nascita della Linke, il partito fondato nel 2005 unendo gli ex comunisti della Germania Est e altri movimenti di sinistra. La Linke, che ha raccolto lo scontento generato dalle riforme del welfare e del lavoro approvate dal governo negli ultimi dieci anni, è più forte nelle vecchie regioni dell’est ma è molto difficile che entri in una coalizione di governo.

I temi della campagna elettorale
Economia e lavoro. Quando è scoppiata la crisi del 2008, l’economia tedesca è scesa del 5 per cento, ma solo due anni dopo è tornata ai livelli precedenti alla crisi. Oggi, in confronto agli altri paesi dell’Unione europea, la Germania registra una crescita economica che la pone ai vertici dell’Europa. Grazie a un piano di riforma del lavoro chiamato Agenda 2010, avviato nel 2002 dal governo guidato dall’Spd e portato avanti dai due governi Merkel, sono stati creati 2,5 milioni di posti di lavoro e su questo dato la Cdu ha puntato molto in campagna elettorale. Ma le riforme hanno anche ridotto la qualità del lavoro e il reddito: nel 2012 in Germania c’erano 820mila lavoratori interinali, 500mila in più di dieci anni fa, e oggi ci sono 7,5 milioni di minijob (impiego minimo), un lavoro pagato al massimo 450 euro al mese e con contributi previdenziali limitati. La Spd vorrebbe introdurre una legge sullo stipendio minimo di 8,5 euro l’ora.

Europa. Di recente, Merkel e Steinbrück si sono scontrati in materia di politica europea: Merkel ha dichiarato che i membri dell’Spd sono stati “inaffidabili”, ma l’Spd ha risposto ricordando che il governo ha avuto l’appoggio dei deputati socialdemocratici durante tutta la legislatura anche per misure controverse, come i bailout concessi alla Grecia o l’entrata in vigore del Mesf, il meccanismo europeo di stabilità finanziaria. Per la maggior parte dei tedeschi le politiche di austerità che la Germania ha incoraggiato in Europa sono non solo corrette, ma hanno dato anche risultati positivi (il miglioramento della concorrenza e delle esportazioni nella zona euro). I tedeschi poi respingono qualsiasi iniziativa che implichi il farsi carico o la messa in comune dei debiti contratti dagli altri paesi europei.

Immigrazione. In queste elezioni un elettore su dieci sarà di origine straniera: più di cinque milioni e mezzo di voti che i partiti cercano di conquistare, nonostante la xenofobia sia in aumento. Molti elettori di origine straniera accusano i socialdemocratici di non aver mantenuto la loro promessa fondamentale, cioè il diritto alla doppia nazionalità, quando erano al governo: oggi i nati in Germania da genitori immigrati devono scegliere, una volta maggiorenni, tra il passaporto tedesco e quello del paese di origine dei loro genitori. Nonostante questo l’Spd dovrebbe ottenere quasi due terzi dei voti dei tedeschi di origine turca. Il programma elettorale della Cdu rifiuta categoricamente l’adesione della Turchia all’Unione europea, si oppone all’idea della doppia nazionalità e al diritto di voto agli extracomunitari nelle elezioni locali. Secondo un sondaggio dell’istituto Data4U solo il 7 per cento degli elettori di origine turca voterebbe per la Cdu.

I sondaggi. Secondo un sondaggio pubblicato dallo Spiegel il 20 settembre 2013, i cristianodemocratici della Cdu/Csu, al governo dal 2009, dovrebbero ottenere il 40 per cento dei voti, mentre i liberali dell’Fdp il 5 per cento. L’Spd è al 26 per cento, i Verdi al 10 per cento e la sinistra radicale della Linke al 9 per cento.

(Anna Franchin)

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