Internazionale

sabato 20 dicembre 2014 aggiornato alle 21.33

Jeff Jarvis

Manuale di economia per i giornali

  • 2 maggio 2011
  • 11.40

Jeff Jarvis, Buzz Machine, Stati Uniti

Il mondo dell’informazione sta cambiando radicalmente, ma molti ancora non se ne rendono conto. Jeff Jarvis cerca di fare il punto della situazione.

Questa è la bozza di un discorso che sto preparando sui modelli economici da seguire per il mondo dell’informazione. Sono stupito dalle ingenuità che sento sull’argomento.

MODELLI ECONOMICI

• La tradizione non è un modello economico. Il passato non serve più ad avere successo in futuro.

• “Dovrebbe” non è un modello economico. Forse pensate che le persone dovrebbero pagarvi per il vostro lavoro, ma lo faranno solo se ne apprezzano il valore.

• “Voglio” non è un modello economico. Quando uno studente mi dice cosa vuole fare gli rispondo che a nessuno, tranne forse a sua madre, frega un tubo di cosa vuole.

• La virtù non è un modello economico. Solo perché fate del bene non vuol dire che meritate di essere pagati.

• I modelli economici non si fanno con le emozioni. I soldi non hanno anima.

• L’elemosina non è un modello economico. È da pigri pensare che gli aiuti possano risolvere i problemi dei giornali.

• Quanto spendi è irrilevante. Al mercato non interessa se le notizie costano care.

• Quello che conta è il valore. Qual è il valore del vostro lavoro?

• Il valore è determinato dalla necessità. Quale problema risolve il vostro lavoro?

• Non vale la pena di preoccuparsi di tutti i lettori. Eliminando la pagina dei titoli di borsa, un giornale ha risparmiato un milione di dollari e ha perso solo dodici abbonamenti.

• Il disordine è la legge della giungla e di internet. Se qualcuno sa fare il vostro lavoro meglio di voi, più velocemente e spendendo meno, lo farà.

• Disordinatevi. Trovate il vostro tallone d’Achille prima che lo facciano gli altri.

• “Il modello dei giornali si è rotto e non può essere riparato”, dice John Paton, uno dei più grandi editori statunitensi.

LA REALTÀ

• Le vendite continueranno a diminuire. Non c’è dubbio.

• Tagliare le spese farà diminuire la qualità, che farà diminuire le vendite. È un circolo vizioso inarrestabile.

• Il mondo degli annunci (immobiliari, auto, lavoro) sarà sempre più autonomo. Non ci saranno più intermediari.

• Quando i costi sono tagliati fino all’osso, aumentano di nuovo. Tagliare e basta non è una strategia economica.

IL DIGITALE

• La nuova sfida sono le vendite a livello locale. Google e Facebook guadagneranno soldi grazie alle aziende che hanno aderito a Places e Deals, sfruttando le vendite a distanza. Groupon si unirà alla sfida.

• Ci saranno sempre nuovi concorrenti. Per i contenuti, per l’attenzione, per chi fa pubblicità e per chi la vende.

• Non controlliamo più il mercato, ma facciamo parte di un ecosistema. Cercate il gioco di squadra.

• L’abbondanza farà scendere i prezzi del digitale più che della carta stampata. Questa è la lezione che Google cerca di insegnare ai mezzi d’informazione.

OPPORTUNITÀ

• La partecipazione è un potenziale enorme. Dobbiamo ripensare il rapporto con i lettori, diventando una piattaforma per la nostra comunità.

• I giornalisti devono aggiungere valore. Non limitatevi a raccontare ai lettori quello che già sanno, ma informate, curate, spiegate e organizzate.

• I network sono un’opportunità di crescita. Più grande è l’ecosistema, più ci sono contenuti a cui collegarsi.

• Collaborare significa essere efficienti. Lavorare insieme agli altri membri dell’ecosistema aumenta il valore del giornale.

• Ci sono altri canali di reddito che vale la pena di approfondire. Eventi, mondo immobiliare e merchandising.

• Dobbiamo ancora esplorare nuove definizioni di informazione.

Jeff Jarvis è un giornalista statunitense. Insegna giornalismo alla City University di New York. È l’autore di What would Google do? Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Hard economic lessons for news.

Traduzione di Stefano Costa.

Internazionale, numero 895, 29 aprile 2011

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