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Atlante

Governance mondiale

  • 27 giugno 2013
  • 16.04
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Nel 2012 gli Stati Uniti hanno contribuito al 21,6 per cento del pil mondiale, al 41 per cento delle spese militari mondiali e al 22 per cento dei finanziamenti all’Onu. Ma, come dimostra anche il fallimento degli interventi in Afghanistan e in Iraq, sembra che a questa straordinaria potenza economica e militare, costruita su una rete di alleanze e di basi che gli consente di proiettarsi in qualsiasi angolo del pianeta, non corrisponda più un’adeguata capacità di leadership mondiale.

Tra il 2020 e il 2030 la Cina dovrebbe diventare la prima potenza mondiale in termini di pil. Non si tratta semplicemente di uno spostamento dell’egemonia mondiale verso oriente. Alle vecchie e nuove potenze nazionali si affiancano oggi nuovi attori globali come i grandi organismi internazionali, le grandi imprese transnazionali o le agenzie di rating, che svolgono in molti casi vere e proprie funzioni sovrane.

Il governo del mondo è sempre più il frutto di negoziazioni e conflitti tra questi eterogenei centri di potere.

Mappe di Dario Ingiusto

In copertina

Stipendi da fame

Stipendi da fame

Migliaia di lavoratori statunitensi si battono per l’aumento del salario minimo e il diritto di formare un sindacato. Sfidando le multinazionali dei fast food.

Vecchie e nuove potenze globali

Fonti: xe.com; nato.it; Cia World Factbook; The Bureau of Investigative Journalism; Dipartimento della marina statunitense; National Post, United bases of America; Hillary Clinton, America’s Pacific Century, Foreign Policy,11 ottobre 2011; Parlamento europeo, “Rapporto sul sistema Echelon”, 2001; Le Monde diplomatique, L’Atlas 2010; Margaux Pierrefiche, La stratégie chinoise du “collier de perles”: menace, mythe ou prophétie auto-réalisatrice?, Centre d’études supérieures de la Marine, Parigi, 2013; The Heritage foundation, China global investment Tracker interactive map; Dipartimento della difesa statunitense, Military and security developments involving the People’s Republic of China 2013 e Base structure report fiscal year 2012 baseline.

Lobby industriale: la Monsanto

Fonti: monsanto.com; Marie-Monique Robin, Le monde selon Monsanto: de la dioxine aux ogm, une multinationale qui vous veut du bien, ARTE France, 2008; Wikileaks; The Guardian; corporatewatch.org; infogm.org; combat-monsanto.org; isaaa.org

Lobby umanitaria: Oxfam

Fonte: oxfam.org

La crisi greca: attori internazionali ed effetti locali

Fonti: Eurostat; Reuters; Bbc; ekathimerini.com.

L’Atlante è un progetto realizzato da Cartografare il presente, laboratorio di ricerca e documentazione sulle trasformazioni geopolitiche del mondo contemporaneo del Dipartimento di storia, culture, civiltà dell’Università di Bologna, con la partecipazione del Grid di Arendal (Norvegia).
Ogni mese Internazionale ospita una selezione di mappe sui principali temi dell’attualità politica, economica e sociale per orientarsi nelle trasformazioni del mondo globalizzato.

Per saperne di più
• Noah Feldman, Cool war: the future of global competition (Random House, 2013)
• G. Fiaschi (a cura di), Governance. Oltre lo Stato? (Rubettino 2008)
• Charles A. Kupchan, No one’s world. The west, the rising rest, and the coming global turn (Oxford University Press, 2012)
• Anthony J. Nownes, Total lobbying. What Lobbists want (and how they try to get it) (Cambridge University Press 2006)
• Timothy J. Sinclair, The new master of capital. American bond rating agencies and the politics of creditworthiness (Cornell University Press 2008)

Sitografia
hir.harvard.edu
ecfr.eu/publications
brookings.edu
chathamhouse.org
cfr.org/publication

L’Atlante di Cartografare il presente
Direzione: Raffaele Laudani e Dominique Vidal
Coordinamento cartografico: Cécile Marin
Equipe: Francesco Gastaldon, Dario Ingiusto,
Nieves López Izquierdo, Marianna Pino, Riccardo Pravettoni

Internazionale, numero 1006, 28 giugno 2013

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