Internazionale

martedì 23 febbraio 2016 aggiornato alle 16.05

Opinioni »

Yoani Sánchez

È una blogger cubana. Per guadagnarsi da vivere traduce e fa la guida turistica. Nell'aprile del 2007 ha aperto il blog Generación Y, in cui parla della vita di tutti i giorni a Cuba.

Manie da pavone

  • 17 aprile 2010
  • 11.43

In un mondo in cui da una parte regna la moda mentre dall’altra dominano gli stracci, quello che indossiamo è diventato un elemento di giudizio. È l’epoca in cui tutti si pavoneggiano, sfoggiando più di quanto permettano le tasche.

Per le strade dell’Avana c’è un andirivieni di Adidas, anche se molti di quelli che le portano non hanno acqua corrente o un materasso decente su cui dormire. Dopo anni di privazioni materiali, i cubani si sono arresi ai capricci dell’abbigliamento. È stato un lungo processo di attrazione verso i tessuti e le stoffe.

Tutto è cominciato nei grigi anni settanta, quando un paio di jeans potevano attirare l’accusa di essere filostatunitense e provocare rappresaglie per “problemi ideologici”. Poi è arrivato un momento in cui tutti ci vestivamo nello stesso modo, a causa della poca varietà offerta dal mercato razionato.

Con le rimesse inviate dagli esuli e l’apertura dei negozi in pesos convertibili il nostro abbigliamento è cambiato. Molti cubani sono stati travolti dalla valanga del consumismo e hanno cominciato a parlare degli ultimi modelli Benetton.

Di fronte ai negozi si vedono persone stregate dai manichini, a cui sorridono mostrando un dente d’oro o un piccolo diamante incastonato nell’incisivo. Ma a casa quelle stesse persone hanno a malapena un piatto di riso o l’acqua e il sapone per farsi la doccia. Hanno scelto di portarsi dietro tutto quello che hanno: la loro ricchezza è quello che indossano.

Yoani Sánchez è una blogger cubana. Il suo blog è tradotto in quattordici lingue, tra cui l’italiano. Vive all’Avana, dove è nata nel 1975. In Italia ha pubblicato Cuba Libre (Rizzoli 2009). Scrive una rubrica settimanale per Internazionale.

In un mondo in cui da una parte regna la moda mentre dall’altra dominano gli stracci, quello che indossiamo è diventato un elemento di giudizio. È l’epoca in cui tutti si pavoneggiano, sfoggiando più di quanto permettano le tasche.

Per le strade dell’Avana c’è un andirivieni di Adidas, anche se molti di quelli che le portano non hanno acqua corrente o un materasso decente su cui dormire. Dopo anni di privazioni materiali, i cubani si sono arresi ai capricci dell’abbigliamento. È stato un lungo processo di attrazione verso i tessuti e le stoffe.

Tutto è cominciato nei grigi anni settanta, quando un paio di jeans potevano attirare l’accusa di essere filostatunitense e provocare rappresaglie per “problemi ideologici”. Poi è arrivato un momento in cui tutti ci vestivamo nello stesso modo, a causa della poca varietà offerta dal mercato razionato.

Con le rimesse inviate dagli esuli e l’apertura dei negozi in pesos convertibili il nostro abbigliamento è cambiato. Molti cubani sono stati travolti dalla valanga del consumismo e hanno cominciato a parlare degli ultimi modelli Benetton.

Di fronte ai negozi si vedono persone stregate dai manichini, a cui sorridono mostrando un dente d’oro o un piccolo diamante incastonato nell’incisivo. Ma a casa quelle stesse persone hanno a malapena un piatto di riso o l’acqua e il sapone per farsi la doccia. Hanno scelto di portarsi dietro tutto quello che hanno: la loro ricchezza è quello che indossano.

Yoani Sánchez è una blogger cubana. Il suo blog è tradotto in quattordici lingue, tra cui l’italiano. Vive all’Avana, dove è nata nel 1975. In Italia ha pubblicato Cuba Libre (Rizzoli 2009). Scrive una rubrica settimanale per Internazionale.

  1. Precedente
  2. Successivo

Leggi anche

Commenti

In copertina

Stipendi da fame

Stipendi da fame

Migliaia di lavoratori statunitensi si battono per l’aumento del salario minimo e il diritto di formare un sindacato. Sfidando le multinazionali dei fast food.

Articoli di

  1. Ala al Aswani
  2. Tito Boeri
  3. Ferdinando Boero
  4. Michael Braun
  5. Oliver Burkeman
  6. Pier Andrea Canei
  7. Martín Caparrós
  8. Manuel Castells
  9. Christian Caujolle
  10. Noam Chomsky
  11. Li Datong
  12. Giovanni De Mauro
  13. Tullio De Mauro
  14. Boubacar Boris Diop
  15. Louise Doughty
  16. Gwynne Dyer
  17. Doug Dyment
  18. Goffredo Fofi
  19. John Foot
  20. Keith Gessen
  21. Claudio Giunta
  22. Beppe Grillo
  23. Bernard Guetta
  24. Tim Harford
  25. Pierre Haski
  26. Amira Hass
  27. Leo Hickman
  28. Christopher Hitchens
  29. Nick Hornby
  30. Jason Horowitz
  31. Will Hutton
  32. Zuhair al Jezairy
  33. Tobias Jones
  34. Eric Jozsef
  35. Alex Kapranos
  36. Paul Kennedy
  37. Rami Khouri
  38. Elias Khoury
  39. Sivan Kotler
  40. Paul Krugman
  41. Gideon Levy
  42. Farhad Manjoo
  43. Lee Marshall
  44. Tomás Eloy Martínez
  45. Giuliano Milani
  46. Wu Ming
  47. Gerhard Mumelter
  48. Loretta Napoleoni
  49. Jonathan Nossiter
  50. Anahad O’Connor
  51. Laurie Penny
  52. Pia Pera
  53. Anna Politkovskaja
  54. Mark Porter
  55. Beatriz Preciado
  56. David Randall
  57. Ahmed Rashid
  58. Philippe Ridet
  59. David Rieff
  60. Claudio Rossi Marcelli
  61. Arundhati Roy
  62. Olivier Roy
  63. Milana Runjic
  64. Elif Şafak
  65. Yoani Sánchez
  66. Dan Savage
  67. Andrew Sullivan
  68. James Surowiecki
  69. Annamaria Testa
  70. José I. Torreblanca
  71. Natalia Viana
  72. Juan Villoro
  73. Binyavanga Wainaina
  74. Tony Wheeler
  75. Slavoj Žižek
  76. Giulia Zoli